Sagra delle Ciliegie e delle Rose a Giarre (giugno) |
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L'ultimo weekend di giugno si organizza, a Macchia di Giarre. Il ciliegio (Prunus avium) è una pianta della famiglia delle Rosacee, cui appartengono anche le rose. Questo sembra rendere meno sorprendente il fatto che tutti gli alberi da frutto di questa famiglia (come il melo, il mandorlo, il pesco, il susino) diano luogo, in diversi momenti della primavera, a fioriture di spettacolare bellezza. In Oriente, e in Giappone in modo particolare, vengono coltivate da secoli varietà da fiore della pianta, proprio in considerazione di questo spettacolo primaverile, cui si attribuisce un valore simbolico, come a una manifestazione vistosa e sontuosa del ciclo delle stagioni e, dunque, del divino. Dopo la fioritura iniziano a formarsi i piccoli frutti sferici o leggermente ovoidali, che vanno a maturazione, a seconda delle varietà, in un periodo compreso tra metà maggio e metà luglio. Benché la ciliegia dia nome ad un colore ben definito (il rosso ciliegia), in verità la tavolozza cromatica del frutto è molto ampia: si va dal giallo chiarissimo dei bianconi (diffusi soprattutto in Piemonte) al rosso quasi nero del durone di Vignola, passando per tutte le sfumature del giallo rossastro e del rosso più vivo o più foncé. Le innumerevoli varietà che si sono andate sviluppando nei secoli, sia spontaneamente sia per successivi innesti (soltanto in Italia se ne conoscono ben più di un centinaio), si suddividono in due grandi gruppi: le ciliegie tenerine, a polpa tenera (frutto del Prunus avium var. juliana) e le ciliegie duracine, o duroni, a polpa soda (frutto del Prunus avium var. duracina).
Il ciliegio, anche nella sua varietà spontanea e selvatica, è diffusissimo da millenni in Europa, segno evidente che la sua importazione risale a epoca remota. Originario quasi certamente dell'Asia Minore o della Persia, era già ben conosciuto ai Greci, tanto che Teofrasto (IV-III secolo a.C.) ne parla come di una coltivazione già stabilizzata. Nel I secolo a.C. le ciliegie erano già note a Roma: la cosa è certa. Pare che Lucullo, grande generale ma anche uomo raffinatissimo, collezionista di libri e di oggetti d'arte, viaggiatore e buongustaio, abbia portato a Roma dalle sue campagne d'Oriente varietà di pianta che producevano frutti particolarmente dolci e invoglianti. Le piantò nel giardino della sua magnifica villa sulla collina del Pincio, proprio in cima all'attuale scalinata di Trinità dei Monti, e affascinò i suoi concittadini con lo spettacolo primaverile della fioritura e con lo stupore estivo di sapori ancora sconosciuti. Come tutte le squisitezze degli orti e dei giardini, le ciliegie devono la loro fortuna moderna alla Francia del Re Sole, che ne incoraggiò la coltivazione in serra a Versailles e il consumo a corte. La zona di Giarre è famosa in tutta la Sicilia orientale per le sue ciliegie e vi si tiene da decenni nel mese di giugno, una sagra dedicata a queste pianta ed alle rose. Personalmente sono affezionato a Giarre, dato che vi ho frequentato il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” e l’anno scorso (2010 n.d.r.) in primavera abbiamo organizzato una serie di incontri (ovviamente gastronomici) con i miei ex compagni di Liceo di 30 anni fa. Quindi ieri, passando da Giarre, ho acquistato una pianta di ciliegia “Mastrantoni” che poi ho piantato nel mio giardino, proprio in loro memoria.
Ed ecco le ricette: Focaccia salata alle ciliegie
Stemperate un panetto di lievito di birra, che avrete prima sbriciolato con le dita, in pochissima acqua tiepida, poi unitelo a due cucchiai d’olio ed a 200 grammi di farina setacciata. Impastate energicamente fino ad avere un impasto elastico. Coprite con un canovaccio e lasciate riposare per 30 minuti lontano da correnti d’aria fresca ed in un luogo tiepido. Servite tiepide o fredde. Fettuccine con ciliegie e peperoni
Nel frattempo preparate il sugo mettendo in una padella 2 cucchiai di olio e cento grammi di pancetta tagliata a cubetti. Regolate di sale. Filetto di maiale con ciliegieLavate 600 grammi di ciliegie, asciugatele e snocciolatele.
Condite il filetto con 1 cucchiaio d'olio, sale e pepe, massaggiandolo con le mani da tutte le parti. Scaldate un altro cucchiaio d'olio in un tegame antiaderente e scioglietevi 2 cucchiai di burro, senza farlo colorire. Cuocete 20 minuti, voltando la carne 2-3 volte. Mentre cuoce la carne, mettete in una casseruola un bicchiere di vino rosso, mezzo bicchiere d'acqua e 150 gr di zucchero; portate a bollore e lasciate sciogliere lo zucchero a fuoco basso, mescolando spesso con un cucchiaio di legno (circa 5 minuti). Aggiungete le ciliegie e cuocete il tutto per 8 minuti, mescolandole un paio di volte. Cuocete 5 minuti, mescolando ogni tanto. Contemporaneamente alla carne e alle ciliegie, sciogliete un po di burro in un tegame antiaderente e unite un cucchiaio di olio; quindi aggiungete, dopo averli lavati in acqua fredda, scolati e asciugati, una paio di zucchine verdi tagliate a listarelle, qualche cipollotto tagliati a listarelle. Rosolate le verdure nel tegame per qualche minuto, rigirando spesso, salatele, pepatele. Aggiungete 100 grammi di acqua, coprite e abbassate la fiamma. Dopo dieci minuti circa potete aggiungere alcune foglie di spinaci ben lavati. Tagliate il filetto di maiale a fette spesse, con un coltello affilato. Appoggiatevi sopra le fette di carne. Ciliegie sciroppate
Togliete le ciliegie, aggiungete un cucchiaio di acquavite e fate stringere lo sciroppo per 5 minuti a fiamma vivace. Infine, togliete dal fuoco e lasciate raffreddare a temperatura ambiente, dopodiché mettete in frigo. Le ciliegie si servono con lo sciroppo freddissimo, tale quali o con un po’ di gelato alla vaniglia (o di yoghurt o di ricotta ecc.)
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