Menù di Primavera |
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A scuola ci dicevano che la primavera arriva con le rondini (ma tante, perché, come sapete, una rondine non fa …), ma nella zona dei parchi siciliani (Madonne, Nebrodi, Etna ed Alcantara, bisogna fare i conti con un clima molto diverso da quello del resto della Sicilia, dato che bisogna fare i conti con un regime pluviometrico più imponente, che nella stazione pluviometrica di Floresta raggiunge livelli del tutto simili a quelli di Cortina d’Ampezzo: circa 1.300 millimetri di colonna d’acqua all’anno!
La primavera per me significava un imponente afflusso di prodotti orticoli che provenivano dalle campagne di mia nonna, la quale non manca di andare giornalmente a controllarne lo stato, portando alle galline che aveva nel pollaio le bucce ed i resti del giorno prima. Non posso evitare di dire che le manifestazioni popolar culturali che proliferano nei paesi e nelle contrade della Sicilia non sempre riescono a far rivivere, anche solo per un momento, l’autentico sapore dell’orto di una volta, che per me rimane una dolce ricordo di una volta. Un saluto da Enzo Raneri Un tipico menù primaverile era il seguente: Frittata con gli asparagi selvatici
Una volta cotti metteteli in un colapasta e lasciateli sgocciolare, appena saranno tiepidi strizzateli con le mani e poneteli in una ciotola. Aggiungete 4 uova, 3 cucchiai di grana, peperoncino in polvere, sale, olive a pezzetti e del formaggio tipo caciocavallo a pezzi. Procedete come una normale frittata.
Pasta ca pisedda (con i piselli)
Aggiungete 5-6 mestoli di brodo vegetale, portatelo ad ebollizione, regolate di sale e buttate la pasta (sono ottimi i ditali rigati) e cuocetela per il tempo necessario. Servire se piace con caciocavallo grattugiato. Pollo al vino
Aggiungete il pollo e farteo rosolare, stando ben attenti a non far sbruciacchiare la cipolla. Ogni volta bisogna farlo asciugare completamente e far prendere un po' più di colore al pollo. Ripetere l'operazione 5 o 6 volte, finché il pollo è cotto. E' buonissimo anche così, ma a questo punto potete aggiungere qualche erba. L'ultima volta io ho aggiunto la maggiorana o la nepitella; ma la prima volta assaggiatelo al naturale, così vi regolate. Torta al limone
Rimescolate e ponete sul fuoco, rimescolando sempre, ma senza mai farlo bollire. Rimettete sul fuoco sempre rimescolando fino a che il composto prende una consistenza cremosa, sempre evitando assolutamente di farlo bollire. Successivamente scaldate a bagnomaria fino a 45 gradi quattro uova intere ed un tuorlo insieme a 150 di zucchero; poi montateli con lo sbattitore. Quando si raffredda, tagliate a meta’ formando due strati di uguale spessore e farcite con la crema di limone. Spolverizzate se volete con zucchero. {smooth-scroll-top}
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Mia nonna, che era figlia di contadini, ma che, come ognuno di noi, fece di tutto per fare un lavoro meno pesante di quello fatto dai genitori, è rimasta da sempre legata (come lo sono – forse ancora di più – io ancora oggi) ai luoghi rurali della sua gioventù, mantenendole sempre in perfetto, anche se non ne valeva economicamente la pena, per la pura soddisfazione di curarle e continuare ad ottenere gli squisiti prodotti della campagna.
Pulire sei o sette cipolline fresche ed affettatele e gettatele in una padella con due cucchiai d’olio extravergine di oliva, facendole dorare a fiamma vivace. Unite poi i piselli, fateli rosolare per un paio di minuti, quindi unite un mestolo di brodo vegetale, un pizzico di sale, una macinata di pepe e fate cuocere a fiamma media scoperto per 15 minuti. Se il fondo di cottura dovesse asciugarsi troppo, aggiungere altro brodo vegetale.
Prendete un pollo, toglietegli la pelle se è di allevamento, e tagliatelo in piccoli pezzi.
Preparate e fate raffreddare una crema al limone, mettendo in una pentola 150 grammi di burro, 280 grammi di zucchero, le bucce di due limoni ed il succo di tre limoni.