Il menù Neolitico dei Sicani (5000 a.C. - 2000 a.C.) |
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Secondo alcune ipotesi, la leggenda dei ciclopi potrebbe essere nata a causa di alcuni ritrovamenti fossili di elefanti nani, vissuti in Sicilia al tempo del Paleolitico. La particolarità dei lori crani è di avere un grande buco al centro, che non è altro che il foro nasale dell’elefante. Tali resti fossili potrebbero quindi essere stati scambiati per uomini giganteschi con un occhio solo e infatti anche il filosofo Empedocle afferma che "in molte caverne siciliane furono ritrovati fossili di una stirpe di uomini giganteschi oggi scomparsa". L'ipotesi più attendibile rimane oggi quella secondo cui i Ciclopi, antichi fabbri, fossero in realtà degli artigiani emigrati da oriente fino alle isole Eolie dove si sono trovate tracce della lavorazione dei metalli durante la facies Diana (IV millennio a.C.). I riscontri archeologici potrebbero così confermare il mito che li voleva residenti proprio su tali Isole. La presenza di un occhio solo potrebbe essere una tradizione legata all'usanza di coprire con una benda l'occhio sinistro per proteggerlo dalle scintille ovvero da un ipotetico tatuaggio sulla fronte rappresentante il Sole, essere cui questi antichi artigiani poterono probabilmente essere devoti.
Infatti, nell'Odissea la Sicilia è chiamata Thrinakie, che significava Isola a forma di tridente, nome successivamente mutato in Trinakria, che vuol dire Isola dai tre promontori, e cioè: (Capo Peloro a Nord-Est (Messina), Capo Boéo o Lilibéo a Ovest (Marsala), Capo Passero o Capo Spartivento a (Sud-Est). I Sicani sarebbero di origine indoeuropea ed avrebbe occupato l'area tirrenica, passando dalla Liguria, per l'Italia meridionale, fino a giungere in Sicilia. Questa ricostruzione è confermata dallo storico greco Tucidide, vissuto verso la fine del V secolo a.C., riporta quanto scritto da Antioco di Siracusa, autore di una storia della Sicilia dalle origini fino al 424 a.C.: «Si dice che i più antichi ad abitare una parte del paese fossero i Lestrigoni e i Ciclopi, dei quali io non saprei dire né la stirpe né donde vennero né dove si ritirarono... I primi abitatori dopo di loro sembra che siano stati i Sicani, a loro dire anteriormente ai Lestrigoni e ai Ciclopi per il fatto che erano autoctoni, mentre secondo verità erano Iberi scacciati dai Liguri dal fiume Sicano nell'Iberia. E quindi da loro l'isola fu chiamata Sicania, mentre prima era chiamata Trinacria: anche ora abitano la Sicilia, nelle parti occidentali... Giunti in Sicilia (i Siculi), grosso popolo com'erano, vinsero in battaglia i Sicani li scacciarono verso le parti meridionali e occidentali del paese e fecero sì che la terra si chiamasse Sicilia invece di Sicania.» (Tucidide VI,2,3,4 Storia) Secondo Antioco e Tucidide, le origini dei Sicani sarebbero pertanto iberiche, questo perché proprio nell'odierna Spagna esisteva un fiume chiamato Sicano. I principali centri dei Sicani sono Iccara (l’odierna Carini), Inico (l'Isola San Nicola sita in Licata), Indara (l’odierna Naro) e Camico (probabilmente oggi Sant’Angelo Muxaro). In seguito, l'area ad est del fiume Salso, fu occupata dai Siculi, che soppiantarono i primitivi popolatori. Con l’approvazione dell’articolo 64 della Legge regionale n. 6 del 14 maggio 2009 (Finanziaria 2009) l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato la norma che istituisce il Parco dei Monti Sicani (il quinto in Sicilia dopo quelli dell'Alcantara, dei Nebrodi, delle Madonie e dell'Etna). Le testimonianze circa la cultura gastronomica dei Sicani, consistono in macine di pietra vulcanica per l'orzo ed il miglio e focolari all'aperto. per il consumo di carni sul fuoco. Nel neolitico, l’uomo imparò a riconoscere, a selezionare e a coltivare le graminace, smettendo il suo nomadismo e scegliendo di rimanere in territori adatti alla coltivazione agricola ed all’allevamento, soprattutto di pollame, ovini e suini: gli fu quindi necessario plasmare l’argilla, per realizzare vari contenitori per la conservazione delle derrate alimentari. Un tipico menù dei monti Sicani, attuabile ancora oggi, potrebbe essere:
Ed ecco le relative ricette: Uova sotto la cenere
Pulirle dalla cenere. Asportare la parte superiore del guscio e consumare.
Carne arrostita sulla pietra o sul fuoco
Cercate una bella pietra piatta: fate attenzione quelle arenaria sono praticamente “usa e getta”, dato che si fessurano, se non durante il riscaldamento, quasi sicuramente durante il raffreddamento: da una ventina di anni ce ne sono persino nei negozi specializzati, se non al supermercato. Accendete un fuoco (ovviamente prendendo ogni precauzione contro il suo propagarsi incontrollato – scavate buche, mettetevi a ridosso di pareti e soprattutto evitate la prossimità di sterpaglie e alberi, tenendo comunque sempre a pronta disposizione sistemi di spegnimento, quali estintori o contenitori d’acqua e scope a ramazza o fronde di albero fresche). Quando si è formata la brace, ungete la pietra con un grasso (anticamente si usava lo strutto conservato nei vasi di terracotta) e metteteci sopra la pietra piatta, appogiandola su due pietre poste ai lati della brace ed evitando lo stretto contatto della pietra con la brace, ma mantenendo la massima prossimità, in modo che la pietra raggiunga una temperatura di almeno 140 °C, anche se è meglio 150 °C, perché, appena si appoggia la carne, la temperatura diminuisce. Prendete la carne, preferibilmente con lo spessore uniforme e non troppo basso, con poco tessuto connettivo, ma con piccole venature di grasso inframmezzate al muscolo per mantenere morbida la carne dopo la cottura, ed asciugatela perfettamente Se la vostra carne è sufficientemente grassa, non è necessario aggiungere olio. Se invece è un taglio particolarmente magro, potete spalmare per bene con le mani un filo di olio su entrambi i lati della carne. L’olio serve solamente per trasferire velocemente e in modo uniforme il calore, non contribuisce al sapore. Quindi appoggiate la carne sulla pietra molto calda. Attenzione a non metterne troppa altrimenti la temeperatura si abbassa troppo e non ci sarebbe spazio a sufficienza per far evaporare l’acqua, che comincerà a raccogliersi sul fondo, abbassando la temperatura a 100 °C, ottenendo un prodotto bollito, grigio, asciutto perché le proteine della carne sono coagulate strizzando fuori i succhi, e duro perché stracuocendo le fibre si sono contratte e accorciate. La carne va cotta il più velocemente possibile ad alta temperatura. Non toccate più la carne per nessun motivo almeno per una decina di minuti: lasciate che attacchi, ma non toccate la carne ! Vedrete che dopo uno o due minuti la carne si staccherà da sola, ma non vi azzardate a girarla fino a quando, sbirciando sotto un lembo, non vedrete il caratteristico colore bruno: il tempo dipende dallo spessore della carne. Cuocete fino a raggiungere la cottura desiderata: al sangue o media (non dite che la volete ben cotta! È un vero peccato cuocere così tanto una bistecca. La farete diventare dura e secca. Soldi buttati a mio parere). Ricordatevi che internamente la carne deve rimanere umida e rosa. Tutto questo discorso sulla reazione è stato tratto dal blog del famoso chimico Dario Bressanini, ed in particolare dal suo articolo dell’ottobre 2007 sulla reazione di Louis Camille Maillard (http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/10/01/il-segreto-di-una-buona-bistecca-ma-non-solo-si-chiama-maillard/), in cui viene riportata anche la seguente tabella.
Il trucco principale sta nel fatto che l’asse dello spiedo non dovrebbe ricadere esattamente sopra la brace, ma deve essere posto in posizione decentrata e vicino ad una superficie che ne posso trasmettere anche lateralmente il calore accumulato. Per i pezzi di dimensione più piccola questo accorgimento non è necessario. Le braci non devono essere troppo violente, la cottura deve essere lenta, in modo da far rimanere morbido l’interno e dare tempo alla parte esterna di diventare dorata e croccante. La fiamma non deve mai toccare il carne e mentre le fiamme si riducono di dimensioni, il si può scegliere di approssimare carne alla griglia.
Non dimenticate che: 1) tutta la carne al fuoco deve essere lasciata a temperatura ambiente per circa 12 ore. 2) la carne non deve presentare coloriture gialle o scure del grasso 3) il taglio della carne deve essere fatto in trasversale alla lunghezza delle fibre muscolari. durante la cottura, generalmente dopo la seconda e la terza ora, avviene la salatura, togliendo poco tempo prima il pezzo di carne dal fuoco ed usando sale medio.
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